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“La nostra società persegue la democrazia anche nel pensiero: capire meno, capire tutti” (cit.)

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Siamo figli dei nostri sbagli passati…

Premessa: il voto quirinalizio di ieri, a ben guardare, è figlio del risultato elettorale che ha portato nel neanche troppo lontano marzo 2018 alla XVIII legislatura, quella dei due governi Conte, uno con Salvini e uno senza Salvini, e dell’attuale “governo dei migliori”.

C’è una data a far da spartiacque: settembre 2019.

È dopo la fiammata estiva del Papeete e dei “pieni poteri” che nasce il Conte 2, sostituendo di fatto il pattuglione leghista con il centro sx. Questa soluzione frettolosa ha molto a che fare con la necessità di evitare le elezioni anticipate che, in quel particolare momento, avrebbero segnato la vittoria del (centro)dx. In questo modo, complice la legge elettorale vigente, la dx avrebbe avuto la maggioranza assoluta in parlamento e quindi in autonomia avrebbe eletto il Presidente della Repubblica.

… Ma anche di quelli presenti

Ma torniamo a ieri che sennò si divaga ed è già difficile da raccontare così, soprattutto se non si è “del mestiere”.

Ieri appunto, dopo aver fallito nella modifica della legge elettorale, i sedicenti grandi elettori – quelli che, è bene ricordarlo, abbiamo eletto noi nel 2018 più un rinforzino di delegati regionali – dopo aver dato vita a uno dei tanti teatrini della politica, hanno (ri)confermato Mattarella, cosicché alle prossime elezioni sarà verosimilmente lui a gestire la nascita del nuovo esecutivo, ma con scarsissimo potere, se il (centro)dx avrà la maggioranza assoluta, come al momento è ragionevole attendersi.

Ma che politica è quella che pensa di essere utile al Paese semplicemente facendo affidamento sul fatto che Mattarella resti al Quirinale per i prossimi sette anni o, per entrare nello specifico di un partito, il pd, quella in cui ci si limita a rilanciare la palla nel campo avversario sperando che l’altra squadra abbia dei ferri da stiro al posto dei piedi?

Cosa continuiamo a non capire a sinistra? (o dove cavolo siamo?)

Eppure dovremmo averlo capito da tempo a sinistra che la politica non può essere mediazione e sintesi senza identità. A costo di ripetere ragionamenti da boomer veteroqualchecosa, un partito non è tale se non ha un radicamento storico-sociale nei processi materiali del Paese. Diversamente è un movimento, una moda del momento: come le Sardine o i 5*.

Il tema è sempre lo stesso sin da quando i Romani la risolvevano a coltellate in Senato: la politica e ancor di più la democrazia sono forti quando esiste un conflitto tra parti, quando il conflitto migliora la capacità di organizzare le parti che se le danno in piazza, porta acqua (i temi!) alla dialettica  e, infine, produce quella sintesi o compromesso che fa evolvere un paese non solo economicamente, come piace ai liberali/liberisti e al padronato, ma socialmente, come piace di più a noi.

Quello a cui stiamo assistendo da anni e che è culminato nella frettolosa chiusura di ieri è un processo di disgregazione valoriale in cui le maggioranze politiche che sostengono di volta in volta i governi non riescono a trovare un candidato comune, neppure quando si tratta del garante della Costituzione, semplicemente perché non sono più forze politiche che rappresentano parti di società, ma sono conventicole alla perenne ricerca di uno strapuntino. Non orientano e non sintetizzano, perché giocano partite sganciate dalla realtà del Paese, salvo poi intestarsi, ciascun per sé e in modo alquanto patetico, le “vittorie”.

Il Mattarella bis viene festeggiato a reti e giornali unificati (a parte Meloni che, non mi sembra vero nel dirlo, mi sta sempre più simpatica 😱)  come una vittoria sulla destra. Ma, dico io, come si fa a parlare di vittoria quando si è deciso di non decidere? Vale a dire rinviando la decisione di uno o due anni al massimo?

Di tempo ne hanno avuto…

Oh, non è che questi fenomeni, seppure con le complicazioni dovute alla pandemia, non abbiano avuto il tempo di arrivare preparati all’appello di inizio anno! Non sarà mica che uno dei sintomi di crisi cronica di un sistema è quando il massimo del presentabile è un ottantenne che aveva detto no in prima istanza, ma non prima di aver provato a passare attraverso l’eventualità di:

– spostare Palazzo Chigi direttamente al Quirinale istituendo una sorta di presidenzialismo “de facto”;

– sfangarla a dx con l’autocandidatura della seconda carica dello Stato (purché sia donna!), sì proprio quella che ha sempre sostenuto la tesi della “nipote” di Mubarak e che fossero solo “cene eleganti”. Ma vabbè dai, è piaciuta talmente tanto alla sua parte da esserne impallinata;

– mettere i Servizi Segreti al Colle (purché sia donna parte II).

Tranquilli, può solo andare peggio!

Come ho già ricordato nei miei solipsismi su questo blog che avrebbe dovuto “essere” e invece non è un cazzo, quello a cui stiamo assistendo non è uno dei punti più bassi di una crisi delle istituzioni, semmai ne è il triste epilogo. Mi ha fatto una certa impressione il momento in cui, durante lo spoglio, i voti per Mattarella hanno superato la soglia della maggioranza e la Camera ha applaudito, ma ha applaudito alla propria disfatta. Da qui in avanti potrà solo andare peggio.

Per fortuna che, oltre ad essere povero, non mi tocca anche la ludopatia, perché avendo puntato fortemente, ma solo a parole, su Draghi imperatore delle Galassie, oggi sarei ancora più disperato di quanto i neoliberisti tirino a rendermi.

#presidenzialismomaancheno

Solo un ultimo appunto rivolto a coloro che sostengono che il ridicolo teatrino di questi giorni non ci sarebbe stato se il Presidente della Repubblica fosse eletto direttamente dal popolo: minchioni! (Si fa per ridere neh! 🤣)

Un popolo che vota questi “grandi elettori” NON deve avere il potere di scegliere anche il Presidente della Repubblica. Ecco, questa invece la dico seriamente.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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