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Eh, ma ora arriva la Meloni!

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-4 al voto, esticazzi o me cojoni?

Ci siamo quasi. Ancora un piccolo sforzo e, seppur per un brevissimo lasso di tempo, non sentiremo:
– le minchiate a nastro di Salvini;
– le dichiarazioni d’amore di Meloni verso Draghi pro accreditamento presso il “Club degli amici di Biden”;
– le dichiarazioni d’amore del nonnetto Hardcoriano per la faiga di tutte le donne su TikTok: mannaggia alle badanti che lo perdono di vista!
– le litanie su “fasci cattivi, noi buoni” di chi rispolvera l’ideologia quando si accorge che nelle fabbriche (quelle rimaste) e nelle periferie non se lo caga più nessuno;
– le manifestazioni di superego di Renzi e Calenda che, a differenza di Thanos, proprio non ne vogliono sapere di ritirarsi a vita privata;
– l’Avvocato del Popolo gettare qua e là manciate di populismo gentile (e secchiate demmerda ‘n faccia a Renzi) per cercare di salvare quel che resta dell’epic fail a 5* targato Giggino “Ufo Robot” Di Maio.

C’è qualcosa di ineluttabile in questo pessimo inizio di secolo.

Non so se si possa parlare di legge della storia, ma sta avvenendo qualcosa di simile a quanto accadde a seguito della Grande Depressione del ’29, le cui origini risalgono addirittura al secolo precedente. La crisi economica, con le sue drammatiche conseguenze, stava per mettere sul piatto le contraddizioni dell’ideologia liberale. I socialisti si vedevano al centro della scena, ma in realtà contavano poco, impegnati com’erano già allora a scindersi. Al contrario, i fenomeni emergenti erano il ritorno dello stato nazionale e il declino del “volemosebbene” di facciata rappresentato dal blando cosmopolitismo del primo Novecento, presto surclassato dalla Grande Guerra.

Qualcuno diceva che la storia è ciclica

Il riemergere dello stato nazionale, lo sdoganamento del post fascismo e la “sinistra” ancora una volta fuori tempo massimo non possono fare a meno di indurre a preoccupanti analogie. Se poi aggiungiamo al quadro le tinte fosche dell’incombente catastrofe ambientale, lo scoramento aumenta a dismisura come le transaminasi di Salvini o l’ “io so io e voi nun siete un cazzo” di Calenda.

Il fatto è che le popolazioni dei singoli paesi cominciano a pensare, ora come allora, che i problemi troverebbero condizioni più favorevoli per la loro soluzione in un quadro nazionale, antiglobalistico e protettivo.  La “Brexit”, il  recente risultato elettorale in Svezia e gli USA che seminano zizzania (e guerre) ovunque pur di continuare ad accreditarsi come gendarmi del mondo vorranno pur dire qualcosa?

E allora che dire di fronte a quello che sembra essere un eterno presente?

Votate per un fanfarone da Bar Sport, per un ottuagenario pluriprescritto, per il fascio 4.0 che flirta con Draghi, per la sinistra fintoprogressista che si è addirittura inventata un’ agenda, votate per chi ha sconfitto la povertà (la sua) o per qualche formazione da zero virgola, ma votate! Che condividiate o meno quel che vi capita intorno.

L’articolo 48 della Costituzione ci dice che il voto è un diritto e un dovere civico, ma non è obbligatorio. Riconoscendo implicitamente che l’astensionismo ha pari dignità con il voto. Secondo i sondaggi, è quasi certo che il 26 settembre il primo partito del Paese sarà quello dell’astensione, se è vero che oltre il 40% degli italiani sarebbe determinato a stare sul divano a rimuginare su come lamentarsi ex post di libbertah e gombloddi dei poteri forti sui social cazzari. Oh, sia chiaro, le motivazioni sono le più diverse, tutte legittime, comprese quelle che vanno da chi non riconosce alcun ruolo alle istituzioni a chi ragiona partendo dal presupposto che il Pianeta ha la forma di un “cento lire”.

C’è solo un’azione peggiore di quella di togliere il diritto di voto al cittadino ed è quella di togliergli la voglia di votare.

Questa sensazione di profonda depressione verso l’esercizio del voto sta producendo una serie di appelli nel tentativo di contrastarla, a dire il vero più al di fuori dell’establishment che al suo interno. Ho l’impressione, magari sbagliando, che con una legge elettorale farlocca e con la riduzione del numero dei parlamentari, a QUESTA classe politica l’astensionismo finisca con il fare comodo.

Qualcuno scriverà che queste elezioni politiche sono tra le più importanti della storia repubblicana: non è vero! Comunque andrà a finire, saranno banche, fondi d’investimento e il macigno del debito pubblico a dettare l’agenda, quella vera, a chi si accollerà il fardello di governare il Paese. E sì, pure alla Meloni, se ella non vorrà essere defenestrata a stretto giro. Quindi scordatevi le dentiere gratis agli anziani, pane e cetrioli senz’iva e tutte le altre boutade che Cetto La Qualunque scansati proprio!

Boh, io la mia l’ho detta.

Ci si rivede il giorno 26, più o meno con gli stessi problemi.

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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