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Il boss alle porte

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Corsi e ricorsi

Sarà senz’altro una coincidenza, a pensar male si fa peccato e blablabla, ma giocarsi il bonus “arresto del superlatitante” è cosa da farsi non prima di sei mesi/un anno di governo e comunque non sempre porta bene.

Totò Riina fu arrestato il 15 gennaio 1993, durante il primo governo Amato, quello della manovra finanziaria da 93mila miliardi di lire, la più pesante dal dopoguerra. Fu anche, quello di Amato, il governo che istituì il prelievo forzoso dai conti correnti, entrando nelle tasche degli italiani la notte del venerdì sul sabato, proprio come un ladro alle prese con un caveau. Per ultima, ma non meno importante, vale la pena ricordare l’introduzione dell’Imposta Straordinaria Immobiliare (ISI), in seguito divenuta ICI e poi IMU.

Amato si dimise il 22 aprile del 1993. Al voto che ha riportato Mattarella al Quirinale qualcuno ha avuto pure il coraggio di votarlo!

Governo in crisi?

L’attuale governo, seppure cerchi di presentarsi alla stregua del Capitano Ultimo nell’intestarsi il merito della cattura del boss Messina Denaro, è alle prese con beghe interne non da poco. Tajani per bocca di Berlusconi e il Girasagre perché sogna ancora i “pieni poteri” non perdono occasione di correggere il tiro a Meloni. I sondaggi indicano che il gradimento del governo è sceso per la prima volta sotto il 40%.

Crisi di consenso o di risposte?

Aldilà dei proclami bipartisan della politica, quel che accadrà a breve nel paese reale sarà di vedere l’inflazione assestarsi su livelli alti e gli stipendi non farcela a stare al passo con l’aumento dei prezzi: le spese delle famiglie si ridurranno, i consumi e l’economia rallenteranno ulteriormente.

Tra qualche mese, ma sicuramente prima dell’estate, arriverà il conto della somma di inflazione e recessione con tutto il corollario di nefaste conseguenze indicate, per esempio, da Joseph Stiglitz in millemila saggi sul ruolo del liberismo global così come predicato da Milton Friedman e dai suoi Chicago boys.

Ma sono del mestiere questi?

In questo quadro la legge di bilancio orchestrata da Meloni&co. non solo è inadeguata, ma anche dannosa, perché è stata concepita per stare a galla accontentando una parte, evasori e ricchi, mentre ci si sarebbe dovuti preparare alla tempesta che incombe con misure strutturali.

Invece, da veri populisti di destra che sguazzano nel soffiare sul fuoco del conflitto sociale,  hanno scelto di dichiarare guerra ai poveri per fare un po’ di elemosina ai pensionati con la minima, ai ceti medi, alle partite iva e ai commercianti.

Sul fronte della (non) presenza dello Stato, in piena coerenza con lo spirito liberista, si è tagliato su Istruzione, Sanità e Trasporti pubblici, strizzando un occhio all’evasione fiscale con i condoni e le solite regalie ai redditi più alti oltre che a quelli derivanti da rendite finanziarie e da capitale. A dimostrazione del fatto che in Italia il provvisorio diventa eterno e l’anomalia si fa regola.

Parlare d’altro

Sul fronte delle opposizioni non si segnalano proposte realmente alternative. Il PD pare unicamente interessato al surreale dibattito sulle regole che ha come unico risultato rilevante quello di produrre gli spassosi siparietti satirici di Crozza/Letta. I 5*, avendo colto l’odore di decomposizione politica dell’alleato/competitor, sono impegnati nei distinguo reciproci in vista delle elezioni regionali. Si annuncia un’altra Caporetto, ma l’importante è rubarsi voti in casa che cercare di suonarle all’avversario.

Il nostro è il paese dei politici che vivono alla giornata, senza alcuna visione prospettica e/o progettuale. Una compagine bipartisan di arruffoni, parolai, banderuole, cialtroni e azzeccagarbugli, sempre più spesso smaccatamente e impunemente disonesti, concentrati unicamente sul presente: il loro.

Nubi “nere” all’orizzonte

In conclusione tocca constatare con una buona dose  di amarezza che le difficoltà e le tensioni in seno alla maggioranza non sono affatto il frutto delle iniziative dell’opposizione.

A sinistra occorrerebbe una svolta. Purtroppo ad imprimerla non saranno aitanti ex renziani o novelle Rosa Luxembourg da ZTL, quanto le lotte sociali che presto riempiranno le piazze. O forse no: siamo più poveri, ma al contempo sempre più apatici.

Spoilerone: nel cavalcare il malcontento Meloni è più brava di qualsiasi “figurina” della rive gauche e dintorni. Non dimentichiamo che la destra, nell’aumentare i poveri nel Paese, ha l’abitudine di blandirli, scendendo al loro livello. Invece la sinistra da pergolato li schifa proprio.

Potrebbe pure accadere di trovarci alle prese con tumulti di piazza da un lato e presidenzialismo come cura dall’altro: il boss alle porte.

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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