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Il buon progressista neoliberale

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“La grande forza del neoliberalismo non è solo quella di creare consenso attraverso il proprio immaginario, ma è anche quella di riempire di contenuti le aree politiche in cui può nascere il dissenso”. (cit. Paolo Desogus)

La continua discussione su SuperMegaUltraGrinpas!!!1!1 è l’apoteosi di  una strategia il cui obiettivo è sempre lo stesso: polarizzare i gruppi di opinione su posizioni irriducibili in modo da perpetuare il “divide et impera” che tanto gioco fa alle élite fintoprogressiste.

Considerando la composizione sociale interclassista dei due macrogruppi sivax/novax e (per fortuna) la preponderanza numerica del primo sul secondo, pare assai limitato il pericolo che si generino a loro volta delle soggettività in grado di portare il conflitto in concreto da qualche parte.

Diverso è invece il caso dello sciopero generale di domani. Se il dissing da social sul Green Pass obbedisce al principio della “politicizzazione delle puttanate” (cit. Tommaso Nencioni) a base di gombloddi al grafene e #noncielodiconoh, lo sciopero  pone al centro del dibattito SOCIALE questioni che la discussione attuale ha eliminato dall’agenda mediatica.

Il 16 dicembre i lavoratori saranno chiamati a incrociare le braccia e a scendere in piazza per difendere i loro diritti sociali, il  salario, la sicurezza sui luoghi di lavoro, insomma la dignità che si lega ad una minima progettualità sul futuro di tante famiglie, contro un governo orientato a favorire i ceti medi e medio alti e a proporre un modello basato sul convincimento secondo cui “se sei povero, la colpa è tua”.

Non è escluso che l’esito dello sciopero sia negativo, soprattutto per la mancanza di coesione tra le maggiori sigle sindacali e una pressoché totale latitanza della “sinistra” di governo, in prima fila nella tana di Atreju a discettare del ddl Zan (che manco è riuscita a far passare, per dire), ma improvvisamente afona quando si tratta di prendere posizioni politiche vagamente di sinistra sulle disuguaglianze sociali ed economiche. Del resto, l’abbiamo scritto su questo blog altre volte, il governo dei Migliori è un governo di destra liberale a cui il PD fa da architrave, perché è tutto fuorché un partito di sinistra. Lo sanno bene i lavoratori licenziati, sfruttati e impoveriti, per cui il governo non fa assolutamente nulla, così come lo sanno Confindustria e le consorterie di amici per i quali il governo fa tutto.

Non potrebbe essere altrimenti.

Come ha scritto Riccardo Ruggeri, “nell’era del Ceo Capitalism imperante, il salario è diventato un contributo di sussistenza”. La polarizzazione sìvax/novax invece è strumentale alla costruzione del clima mediatico che va ad orientare la discussione allo scopo di creare falsi bersagli polemici.

NO è una bellissima parola.

Al Mahatma Gandhi, mica ad Alfonso Signorini, sono attribuite queste parole: “Un ‘no’ detto con la più grande convinzione è migliore e ha più valore di un ‘sì’ pronunciato solamente per compiacere, o, cosa peggiore, per evitare dei problemi”.

La vita è breve, piena di rotture di coglioni e di gente che non prova nessuna empatia per chi sta affondando, ma che si incazza a morte con il prossimo se non riesce a pranzare con la tovaglia di fiandra e il cameriere che serve un Barolo Riserva Conterno.

Quella che si traccia con un NO è una linea di confine tra quanto gli altri credono tu possa essere ritenuto resiliente, stoico, o semplicemente rassegnato, e chi sei veramente.

Le politiche messe in campo dal governo dei Migliori sono state un acceleratore potentissimo delle disuguaglianze preesistenti. È semplicemente vergognoso, ad esempio, che non sia stata presa una parte della ricchezza presente in questo Paese per metterla a sostegno di un sistema sanitario pubblico distrutto da decenni di privatizzazioni di strutture e servizi più o meno dissimulati e di riduzioni di posti letto. Basterebbe ricordare un dato: dal 2000 al 2019 i tagli sono stati pari al 29,5% (!), passando complessivamente da 268.057 letti a 188.909 (fonte Ocse).

Scioperare domani contro il “buon progressista neoliberale” può essere un buon inizio. O solo un NO un po’ più deciso in risposta alle puttanate sull’essere resilienti o ai colti aforismi  da “licealliberali” sullo stoicismo.

“Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” è la stessa frase con cui Oswald Spengler andava a concludere quel “mattone” de “Il tramonto dell’Occidente”. Epico e denso, è vero, ma che palle! La sintesi è assai più semplice: è ora di rispedire al mittente la favola del mercato globale che fa bene a tutti.

https://left.it/2021/12/15/perche-lo-sciopero/

*Credit Images: immagine in evidenza e immagini dell’articolo “Associazione UP su la testa”

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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