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La cultura rende piú della cocaina: ogni euro investito produce 4 euro di indotto

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Molti considerano l’investimento in beni culturali ed archeologici e, più in generale, in cultura, tradizione e folklore un “affare di stato”. Ed è altrettanto diffusa l’opinione di considerare la spesa in questo settore “eccessiva”, “improduttiva” e finanche “proibitiva” in tempo di crisi.

Per dare una dimensione dell’importanza del nostro patrimonio artistico e culturale si possono citare dei numeri, seppur incompleti e parziali. Le rilevazioni del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MiBAC) indicano che nell’ultimo centinaio di anni sono stati vincolati 51.693 immobili, pari a circa 55 mila chilometri quadrati, ovvero il 18% della superficie del Paese.

Il fabbisogno finanziario connesso alla gestione del patrimonio artistico e culturale italiano si stima in circa 10 miliardi di euro. Il settore pubblico contribuisce per circa l’80% (fra amministrazioni centrali e locali), con una spesa che è passata da 5,3 mld del 2000 a 8,5 mld nel 2016, pari a meno dell’1% delle spese totali della Pubblica Amministrazione. Il resto è coperto da privati, tramite le sponsorizzazioni, e dal ruolo delle fondazioni.

l futuro del sistema culturale Italia si presenta, dunque, assai incerto, a causa dei tagli alla spesa pubblica imposti dalla crisi, ma anche in ragione dei tagli effettuati dal settore privato, che a causa della recessione ha ridotto le risorse destinate alla pubblicità ed alle “sponsorizzazioni”, sottraendo linfa vitale alla crescita ed allo sviluppo dei nostri beni artistici.

𝑶𝒄𝒄𝒐𝒓𝒆 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐, 𝒍𝒂 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒓𝒐𝒅𝒖𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒓𝒔𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐, 𝒔𝒊𝒂 𝒆𝒄𝒐𝒏𝒐𝒎𝒊𝒄𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆.

Una moderna concezione, che tiene il passo con la crisi e con le mutevoli vicende del ciclo economico, guarda alla cultura come una qualsiasi risorsa strategica, al pari dell’energia, delle infrastrutture in trasporti, comunicazione ecc.

È necessario  intervenire su quattro direttrici: innanzi tutto serve una programmazione organica in ambito culturale e non in singole situazioni di crisi e degrado; secondo, bisogna mettere a confronto la nostra situazione con quella internazionale; terzo, è necessario utilizzare una logica di piccoli mondi, all’interno dei quali tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati, mettano in campo risorse disponibili, obiettivi ed interventi; infine, bisogna considerare il patrimonio culturale come una qualsiasi risorsa strategica.

Ma non bisogna avere pregiudizi ideologici nei confronti della gestione di parti del patrimonio culturale da parte dei privati perchè, se opportunamente strutturata e monitorata dall’amministrazione pubblica, può generare efficienza e investimenti per il mantenimento e la conservazione dei beni, oltre che indotto economico per tutto il Sistema Paese.

#cultura #MIBAC #CulturaRisorsaStrategica

http://www.outsidernews.it/la-cultura-rende-piu-della-cocaina-ogni-euro-investito-produce-4-euro-di-indotto/

 

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