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La Repubblica dei meme

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Letta è alla frutta. Il tentativo di creare una campagna bipolare schiacciando la scelta su lui o la Meloni fallirà miseramente, soprattutto se il livello è quello di “pancetta o guanciale”.

Letta in Tv parla di voto utile. Ma si può chiedere il voto ai cittadini sulla base del “loro sono peggio di noi”? In un Paese in cui la democrazia si pratica invece di parlarne ai meeting di Atreju o di CL, il voto si chiede spiegando la propria visione del futuro. Vale a dire “cosette” tipo Sanità, Scuola, Ambiente e tutela del lavoro. Certo non con il pallottoliere dei seggi o facendo fare la parodia della lotta di classe ai partiti satellite. Avete presente i jet dei ricchi?

Che poi questa rincorsa a “memare” l’avversario, abbassando il livello fino al puro avanspettacolo,  produce ulteriore uniformità invece di mettere bene in chiaro i distinguo.

I meme non fanno altro che amplificare messaggi già nella testa delle persone e nei quali ci si ritrova, ma solo a patto di prenderli per quel che sono, vale a dire satira. Se fosse diverso da così , gli amici di AQTR https://www.facebook.com/Aqtr.official/ potrebbero giustamente aspirare a Palazzo Chigi.

La campagna elettorale, se la si può ancora onorare di questo nome, non è iniziata bene e l’impressione è  che non vada migliorando.

Qualche “saputo” a sinistra, rivolgendosi ironicamente ai “cari esperti di comunicazione” sui social, sostiene che quando una campagna elettorale diventa memabile, vuol dire che funziona bene. Può darsi.

Va da sé infatti che quando i tempi della politica si riducono a poche settimane di schermaglie elettorali, le regole del gioco cambiano: il messaggio deve essere semplice e immediato.

Poiché gli italiani tendono a fidarsi di ciò che ancora non hanno provato, tanta è l’insipienza di ciò che si è assaggiato in passato, o non votano più oppure dicono a sé stessi :”Va beh dai, proviamo anche questa! “.

Nella cabina elettorale c’è una sorta di predisposizione fideistica, molto probabilmente inevitabile in un Paese culturalmente arretrato e bigotto.

Quando si arriva al voto in queste condizioni, vuol dire che non c’è più nessun legame razionale con la politica. È già successo con Berlusconi, con Renzi, con i 5*, con il Salvini dei “pieni poteri” ed ora è il turno di Fratelli d’Italia.

Il voto è un atto che i più compiono sulla base di aspetti emozionali. La maggior parte delle persone non vota facendo un’analisi politica più o meno competente, ma lo fa ma sulla scorta delle proprie esperienze, delle simpatie a pelle e della difesa dell’esistente. In breve, si vota di pancia.

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A proposito, a dispetto della quasi certa vittoria della Meloni, non sentite anche voi quel profumo vintage di anni ’90?

Non credo che sia capitato solo al sottoscritto di pensare, trovandosi a Milano di recente e vedendo i soliti poster fotoshoppati di Berlusconi, che quello di Meloni oggi è lo stesso identico repertorio di vent’anni di berlusconismo, solo declinato al femminile: un misto di leaderismo, populismo, liberismo economico estremo, in buona parte indistinguibile dall’ “agenda Draghi”, il tutto condito con il conservatorismo sociale tipico di un paese socialmente involuto.

La destra italiana non è lo spauracchio del fascismo evocato dal fintoprogressismo neoliberista: la destra non inventa niente da trent’anni, compresa la nostalgia di zio Benny.

Il dramma semmai  è l’assenza di una proposta politica che provi a contendere la vittoria a questa destra distinguendosi chiaramente sui contenuti e sul linguaggio.

La probabile vittoria di Giorgia Meloni e dei suoi alleati non farà altro che dare un altro giro di morsa alla torsione in senso antidemocratico in atto nel Paese. Se questo basta per votare il PD, allora fatelo. Se invece pensate che nutrirsi di cultura sviluppista sia stata una dieta che non si è rivelata alla portata di tutti, riflettete ancora un po’.

Bisogna cambiare il paradigma. Tutto il resto è meme.

PS: grazie AQTR, senza di voi questo circo sarebbe popolato solo di clown tristi

 

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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