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Ma come viene bene la sinistra in foto!

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Nuovi amori 🦄❤️

Leggo qua e là della recente infatuazione delle Sardine (ma esistono ancora fuori da Facebook?) per Elly Schlein e non posso fare a meno di riflettere sul fenomeno del movimentismo e sul self branding dissimulato di guru e guretti che occupano le nuove forme di comunicazione politica.

Da quando il declino della legittimità sociale dei partiti nel processo democratico a cavallo degli ultimi due secoli è divenuto oggetto di numerosi studi, viene da domandarsi come possiamo contribuire a sanare noi che parliamo di politica, senza esserne parte attiva per scelta, la frattura tra l’erosione della legittimità sociale dei partiti e i privilegi crescenti di cui continuano a godere come organi dello Stato.

Certo non innamorandoci del primo che passa.

Tentiamo un’analisi prima del ❤️ o del 👍?

Se i partiti, ai minimi termini nei loro rapporti con la società, diventano massimi nella loro capacità di penetrare le istituzioni pubbliche per ottenere privilegi e risorse, forse bisognerebbe partire dal ragionare su questo squilibrio e non dai sondaggetti presi a prestito da Cioè.

Va bene pensare che Elly rappresenti una ventata d’aria fresca in un salone peraltro saturo di correnti (la corrente che si candida contro le correnti, geniale!), ma bisogna pure considerare, per completezza d’analisi, alcunI aspetti.

Prima di tutto nei tradizionali partiti di massa, quelli che più di tutti vivono una crisi drammatica di tesseramento, è normale che si cerchi di correre ai ripari presentando figure giovani e con il pedigree giusto in grado di catalizzare consensi.

L’iperconnessione della società globale ha portato anche in politica ad una trasformazione profonda dei modelli organizzativi. Con l’affermarsi dei partiti “digitali”, il leader generalmente tende a coincidere con il padrone e la gestione è di conseguenza assai snella: si fa quello che dice il capo.

Il recente esperimento dei 5*, pur con limiti evidenti, ha dato prova di voler cercare di chiudere il cerchio tra mobilitazione e potere. Purtroppo, vuoi per il personale politico drammaticamente non all’altezza vuoi perché la democrazia dal basso è difficile da praticare, la promessa non è stata mantenuta e il sogno di un partito che entrasse con la violenza di un fuoco d’artificio nelle buie stanze della gerontocrazia politica italiana si è trasformato nell’incubo di un partito a metà: orfano della base e prigioniero del potere nelle stesse stanze che avrebbe voluto rischiarare.

Di contro nei movimenti come le Sardine si assiste ad un continuo tentennare tra questioni identitarie, quasi sempre più di genere che sociali, e tanta ma proprio tanta fuffa liberal che si connota per gli interminabili pipponi (i “manifesti valoriali”) e una cronica mancanza di struttura, perché «Le Sardine non esistono» (cit. Mattia Santori). Ma invidie e scazzi sì.

Infine, come nel caso recente della candidatura di Elly Schlein alla guida del PD, è fin troppo facile prevedere l’eventualità dell’ennesina manifestazione gattopardesca della sinistra di potere.

Dilettanti (noi) e sedicenti professionisti (loro)

Quelli come me, più a loro agio fuori dai partiti ma massimamente impegnati in cose tipo tenersi stretto un lavoro, vivono una sorta di tempo sospeso in cui  assistono, anche un po’ colpevolmente in quanto spettatori, all’affermarsi di nuovi talenti del calibro di Schlein, Santori e prima ancora di Di Maio e Di Battista.

Tuttavia il doversi sorbire pure le infatuazioni di quella schiera di esegeti che di solito meno capiscono e più si sentono titolati a parlare della qualunque porta ad alzare il sopracciglio e a raccogliere i pensieri.

Altri fenomeni sulla piazza già da un po’ e per questo un tantino più scafati, mi riferisco a Calenda, Renzi e l’immarcescibile Girasagre Salvini, non perdono occasione per picconare il sistema dall’interno, convinti come sono che solo sulle ceneri del vecchio si possa costruire il nuovo, vale a dire sempre loro travestiti con piume da Fenice. E l’immenso Elton muto.

Preso tutto insieme, questo (pseudo)nuovo che avanza differisce dal vecchio solo per dosi massicce di ego da “miles gloriosus” a cui fanno da contrappasso le strampalate affermazioni da liceale e neanche dei più svegli («Sogno il primo stadio del frisbee a Bologna») o le apparizioni di madonne salvifiche con annesso corredo di agiografi collinari e fotografi del bello.

A parte l’indubbia egemonia lessicale che uno come Carlo Calenda detiene su Santori, sicuramente non sulla Schlein, i due sembrano trovarsi particolarmente a loro agio sui social: Calenda si esprime su Twitter e Santori su Facebook. Anagraficamente dovrebbe essere il contrario, ma vabbè. Come sosteneva Guia Soncini in un suo articolo di qualche tempo fa, entrambi “vivono sui social come due tardoadolescenti, una fascia d’età che ormai va dai venticinque ai sessantacinque”.

A voler tentare di dare una lettura degli ultimi quindici anni, più o meno da quando Beppe Grilo e Casaleggio hanno trasformato il vaffanculo di piazza in un partito politico, non credo che si manchi più di tanto il bersaglio nell’affermare che hanno preso tutti casa a “Likeland”.

Nell’esplorazione di nuovi territori di consenso che è scaturita, un grosso merito va riconosciuto, ahimè, al Girasagre. Sua l’intuizione ai tempi della “Bestia” di andare a pesca nel baratro culturale in cui è sprofondato il Paese, sua l’idea di trarre forza da pensatori binari e fallocefali in genere, facendosi amare non in quanto “bello’, ma perché uguale a loro. Tutte cose che la sinistra da pergolato non capirà mai.

È tutto un divenire che sa di déjà vu

Ormai la politica è fatta in larga parte dai siparietti su Facebook, dai dissing su Twitter e Telegram e dalle comparsate cringe su TikTok. Da quando leader di partito con relativo codazzo di mestieranti sono approdati sui social, non devono curarsi di princìpi, idee o contegno: basta la battuta.

Qualche amministratore di gruppi unicornisti dal retrogusto di pesci lessi, credendosi forse il nipote di Bobbio, ci fa sapere che ora a sinistra è arrivata la versione 4.0 di Santori: Elly Schlein. Le ragioni addotte per sostenerla appartengono al ben noto repertorio di banalità di chi, pensando di produrre concetti pregnanti, può fare al massimo invidia a Liala. L’idea che mi sono fatto di queste persone è che usino il bisogno di spiegare la realtà (o la politica) agli altri come paravento per fare promozione di sé ed aumentare la visibilità e i contatti nell’ambiente lavorativo, indipendentemente dal settore specifico di riferimento. Ma va bene, per carità! Lasciamogli pure credere di essere maitre a penser con un occhio attento al cash. Che male fanno in un mondo “business oriented”? 

Dai che siamo arrivati alla fine!

Mi auguro di sbagliare nel formulare la mia opinione da “signor nessuno”, ma quel che a me pare di avere compreso di Elly Schlein è che si appresti ad affrontare la corsa alle primarie del PD come i figli dei ricchi affrontano il mondo prima di occuparsi delle cose di famiglia: viaggiando, facendo cose e vedendo gente.  Quella che chi si cala (o viene calato) dall’alto chiama esperienza, per chi se la deve sudare si chiama gavetta. Per i primi è un’opportunità e non sarà né la prima né l’ultima. Per i secondi è un treno che raramente ferma nei quartieri di periferia.

Diamine, sarà mica colpa della buona borghesia illuminata se noi poracci non possiamo permetterci le scuole che fanno curriculum, il cosmopolitismo che porta da Obama, le frequentazioni che fanno approdare alla base giovanile del Pd per “protestare” con OccupyPD (fateme dì esticazzi!), poi a farsi eleggere con il Pd alle europee (mecojoni! ), a mollare il Pd per Possibile di Civati, perché Renzi è proprio un liberista e fa politiche di destra, infine a candidarsi, ma da fuori, con il PD alle regionali in Emilia Romagna e diventare la vice presidente di Bonaccini, renziano della prima ora (e anche della seconda) che quelle politiche di destra le mette in atto?

A ben vedere, in Italia tra riformisti e rivoluzionari non c’è alcuna differenza: i primi non fanno le riforme, i secondi non fanno le rivoluzioni. Tutti però hanno i loro quindici minuti di celebrità.

Se dopo va male, partono per un viaggio.

🌹🏴‍☠️

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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