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Purché sia donna.

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Siamo tutti quirinalisti e pure maschilisti

L’altra mattina neanche il tempo di indossare il vestitino buono da quirinalisti  che a margine delle “Presidenziadi” partiva una coda polemica.

L’argomento: la candidatura alla presidenza della Repubblica di Elisabetta Belloni. Il focus: il maschilismo di sinistra è realtà, prendiamone atto.

Vabbè.

La discussione partiva da una compagna che rimproverava ai colleghi maschi di aver fatto saltar fuori una serie di “eh si ma”, “ma non”, “eppure”, “non abbastanza”, “ma allora”, a seguito del nome di Belloni.

Per farla breve, il succo era questo: ad una candidata donna, per quanto autorevole, vengono richiesti requisiti che ad un candidato uomo nessuno si sogna di chiedere.

A seguire, una reprimenda sulla necessità di porre fine a questa storia e una considerazione finale: anche qualora venissero elette la berlusconiana  Maria Elisabetta Alberti Casellati, la ciellina  Marta Cartabia, la rediviva Letizia Moratti o Rosy Bindi, si dovrebbe gioirne a prescindere.

Non importa tanto che destra straconservatrice e sinistra  fintoprogressista facciano figure a nastro anche quando estraggono dall’insalatiera quirinalizia nomi di donna, quanto che sia chiaro che i maschi prevaricatori hanno governato per settant’anni, guardate che fine stiamo facendo e sarebbe ora di cambiare. Ma dai?

Maschio no bbuono

Ok, va bene, siamo degli inutili egoriferiti con l’abitudine di fare guerre e di urinare in piedi, ma…

Se i partiti vivono l’elezione del presidente della Repubblica come occasione per buttare (e bruciare) nomi a caso, perseguendo personalismi e fini di bottega, è inevitabile che lo spettacolo vada considerato per quello che è: assolutamente bipartisan e nel rispetto (o quasi) della parità di genere.

A ben guardare, l’elemento che spicca nel bailamme istituzionale di queste votazioni farsa è che ancora una volta tutti gli attori in gioco, a prescindere dal sesso, riescono ad apparire deboli, egoisti o non all’altezza.

Ma tranquilli, stiamo solo parlando del garante della Costituzione!

Derive da social cazzaro

Tra i millemila limiti della dimensione social vi è quello di fare da amplificatore cazzaro di ogni malumore.

Se da un lato non serve tirarsela troppo nel salotto di Zucko facendo previsioni su chi la spunterà, dall’altro è ancor meno utile fare la punta alla matita della parità di genere. A meno che, nel parlare d’altro, si vogliano pescare carte al di fuori del solito mazzo truccato.

Per quel che mi riguarda, continuo a pensare che sarà Mario Draghi ad ascendere al Quirinale, a costo di fare il discorso di insediamento in tailleur. Detto questo, se solo il pd la smettesse di fare melina nascondendosi dietro l’ombra del liberismo per fare finalmente coming out, a quest’ora ci saremmo già tolti dagli zebedei Salvini travestito da Paolini e staremmo tutti a parlare di cose serie, tipo chi vincerà Sanremo.

Per come va letto il social cazzaro, invece, penso che la si risolva in due modi: o con un po’ di sano sarcasmo nei confronti di un’élite che perpetua se stessa per replicazione – e chi se ne frega se il cromosoma è X o Y- o con l’ironia, purché garbata, sull’approccio matriarcale alla pantomima delle Presidenziadi.

In un’elezione rivolta soprattutto ai sondaggi, alle comparsate da Vespa, al (self)branding e solo accidentalmente ad imprimere un cambio di passo ad una democrazia asfittica, quel che si vede in concreto ha poco a che spartire con il genere. Ha invece molto a che fare con un “parterre de rois et reines” che non riesce ad elevarsi nemmeno di fronte al più alto atto repubblicano.

In questo clima parossistico pare addirittura possibile che accada di tutto, perfino che si trovi un accordo all’ultimo momento su una donna: Belloni, Casellati, Cartabia, Moratti, Bindi, Bonino, Severino o, perché no, Natasha Romanoff.

Purché sia donna.

 

 

 

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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