Società e Cultura

Quel che rimane di Marengo

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In passato…

dagli abitanti del luogo veniva chiamato “Castello di Napoleone”, ma non è altro che una bella villa costruita dalla famiglia Delavo ed inaugurata il 14 giugno del 1847. Si racconta fosse stata edificata con il consenso di Carlo Alberto per irritare Francia ed Austria sempre timorose della rinascita del bonapartismo ed ostili ai sogni egemonici dei Savoia sulla penisola. Già un anno più tardi, dall’inaugurazione, la villa viene dimenticata per poi essere riesumata per le grandi celebrazioni, abortite, del centenario nel 1900. Poca fortuna ebbero i tentativi di recuperare il complesso ai fini museali tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900. All’approssimarsi del bicentenario ingenti risorse locali e ministeriali servirono per costruire una piramide di ferro (la hall del museo), per spezzare l’unità originaria che comprendeva la villa, il parco con un laghetto e un piccolo terrapieno rappresentante l’Atlantico e l’isola di S. Elena, l’ossario, la statua del Primo Console nel cortile d’onore e il busto del generale Desaix.

Oggi…

il Museo di Marengo offre una collezione visibile al pubblico ormai misera ed estremamente ridotta dei pezzi originali che negli anni furono sparsi per lo stivale. Il pezzo più significativo presente a Marengo è tra tutti il calamaio che usò Bonaparte per compilare le condizioni di resa del generale Melas, il suo antagonista nella battaglia. L’esposizione è spiegata da lunghi testi scritti che riempiono spazi altrimenti vuoti mentre nelle orecchie del visitatore rimbomba un ossessionante bollettino delle battaglie e delle vittorie. Poco purtroppo è rimasto per illustrare il tutto. Probabilmente, sarebbe bastata una gigantografia della stampa celebrativa del 1847 per raccontare la “visione” di trasformare il borgo di Marengo in una grande città: la “Ville des Victoires”, trompe l’oeil che avrebbe narrato da solo gran parte del significato del “memorial” di Marengo. Ad ogni modo, i bellissimi affreschi che ricoprivano le volte della villa furono, negli ultimi decenni, coperti maldestramente da opere di scellerata controsoffitatura. L’incantevole carrozza che si trovava nel sito, la “berlina” che Napoleone usò in quei giorni, dopo essere stata usata come pollaio fino agli anni ’50, passando per diverse mani, arrivò a quelle del sensitivo Gustavo Alfonso Rol; questi la donò all’Ordine Mauriziano e tuttora si trova esposta alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, a Nichelino.

Insomma…

un luogo bellissimo, carico di storia centenaria che però si riduce ad essere “pozzo senza fine” di restauri mai terminati e con una gestione finanziaria che rasenta il fallimento; con un parco che più di verde pubblico è ormai un verde boschivo, tale è l’abbandono a se stesso. Depredato negli anni dei suoi gioielli più preziosi da parte di chiunque abbia governato questa terra è divenuta pietosa “banca” da cui attingere fortune; attualmente in gestione ad alcune associazioni di volontariato che curano come possono pulizia e verde esclusivamente nei momenti ormai “rari” di manifestazioni pubbliche. “Rari” in quanto, grazie e soprattutto alle ultime gestioni territoriali, si è fatto ulteriore scempio della cultura e delle tradizioni del posto cancellando l’annuale evento della rievocazione della battaglia (14 giugno 1800). Uno spettacolo che ogni anno attirava gli appassionati dell’epoca e della storia, che poi avrebbero potuto visitare ciò che ancora “r…esiste” nel Museo all’interno della villa. Ma ahimè, una mediocre gestione di chi dovrebbe occuparsi della “cosa pubblica”, a causa di poca lungimiranza e di molta inciviltà, ha decretato la fine di questo sito storico. Insomma… come direbbe un autoctono “l’é propi ina roba vergugnusa” (è proprio un fatto vergognoso).

(PH: Dimitrii Fursof)

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