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Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di Amazon. Stanno lottando per noi.

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Ecco 4 spunti di riflessione, in un’occasione importante di lotta per i diritti.

Il 22 marzo 2021 è un giorno di lotta che ci riguarda tutti.

Il primo “sciopero di filiera Amazon” al mondo, proclamato in Italia, è stato un successo.

Si tratta del primo caso al mondo in cui l’intera forza lavoro di filiera, dai magazzinieri ai corrieri, aderisce alla mobilitazione. L’adesione media è stata del 70-75%, con punte del 90%.

La tendenza in atto, fortissima, è quella di parcellizzare e frammentare il lavoro tra una miriade di soggetti, scollegati tra di loro e fintamente valorizzati dalla retorica del lavoratore “imprenditore di sé stesso”. L’organizzazione del lavoro è sempre più gestita dal potere dell’algoritmo: dal capitalismo che si fa, prima ancora che “mezzo di produzione”, “piattaforma tecnologica” proprietaria e imperscrutabile, spersonalizzata e spersonalizzate.

Fatto salvo il pieno sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori, proviamo quindi ad immaginare quattro capisaldi ai quali ancorare i ponti verso un modello sociale sostenibile e umano.

Probabilmente, non è utile demonizzare le grandi aziende (perché in fin dei conti ciò che conta è modificare la realtà avendo presente la concreta portata dei rapporti di forza), così come non ha senso opporsi al progresso tecnologico o al mutamento dei consumi. Per quanto sia difficile vedere un mondo che cambia sempre più in fretta, le consegne a domicilio rappresentano solo una delle tante sfaccettature delle nuove economie “di piattaforma” le quali, assieme alle trasformazioni economiche e tecnologiche che si susseguono in ogni campo, modificano società e cultura. Il cambiamento, per quanto spiazzante e sovente distruttivo offre anche, inutile negarlo, opportunità e servizi preziosi ed innovativi.

C’è qualcosa che però possiamo e dobbiamo chiedere, senza alcun cedimento.

1- Diritti e salari seri per tutti. Non importa come si chiamino, ma contratti capestro e nuove forme di cottimo sono derive in atto già ben evidenti. Nessuno sfruttamento è ammissibile nel nome del progresso tecnologico. Di fronte alla frammentazione del lavoro, poi, è più che mai necessario ripulirsi dalle incrostazioni di decenni di retorica antisindacale: i lavoratori non possono essere lasciati soli di fronte al Leviatano tecnologico. È urgente dare piena dignità alle funzioni sindacali; si devono sperimentare nuove forme di partecipazione in cui le rappresentanze dei lavoratori e dei cittadini trovino sinergie. La rappresentanza va estesa anche a quella sempre più ampia parte di lavoro formalmente autonomo, ma realmente dipendente dalle grandi filiere produttive; va data voce anche ai cittadini i cui territori e le cui vite sono di volta in volta esposte al potere soverchiante delle decisioni delle mega multinazionali (potere in grado ormai di decidere dei destini delle persone in modo ben più drammatico di quanto non possano fare le amministrazioni locali). Questa esigenza di rappresentanza vale chiaramente per i magazzinieri (dipendenti in senso stretto) e per i corrieri (imprenditori di sé stessi?) di Amazon, ma anche per tante altre categorie, come i riders, i lavoratori della gig economy e per tutti coloro che sono, e che saranno sempre più, esposti ai cambiamenti indotti dalla concentrazione delle tecnologie e del potere economico.

2- Vanno introdotte Web Tax e tassa unica europea per le grandissime multinazionali, che non possono limitarsi ad “estrarre valore”, praticando concorrenza sleale alle aziende e alle attività di prossimità e depredando gli Stati di risorse preziose.

È ormai chiaro che i gradi attori economici internazionali giocano in un campo diverso, sostanzialmente liberi dalle regole (incluse quelle di contribuzione fiscale) sulle quali si è fino ad oggi fondata la tenuta del nostro intero modello economico e sociale; nuove regole e nuove forme vanno messe in campo per riequilibrare ciò che non è più definibile neppure come “libero mercato”, ma ormai come vero “capitalismo predatorio”.

Secondo la stessa logica vanno tassate le emissioni inquinanti, per fare sì che i costi ambientali non vengano scaricati sulla collettività.

Il regalo più grande che l’Italia può fare all’Europa del futuro è quello di issare come un vessillo l’articolo 41 della Costituzione Italiana: l’iniziativa economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

3- In un mondo in cui la vera ricchezza e il vero potere delle multinazionali risiede ormai nella capacità tecnologica di estrarre e manipolare dati, va condiviso il “dividendo sociale” che le aziende come Amazon ottengono dal semplice fatto di essere in possesso sistematico delle nostre informazioni e dei nostri dati di consumo.

E vale la pena di sottolineare che questo principio si può applicare a tutte le “nuove” grandi multinazionali tecnologiche, da Netflix, ai sistemi di pagamento online.

4- La politica deve infine avere il coraggio di riportare forme di controllo e anche di compartecipazione pubblica nelle grandissime aziende che svolgono in posizione monopolistica funzioni ormai indispensabili per la nostra società, per garantire la tenuta stessa della nostra democrazia e dei nostri diritti. Vale anche e soprattutto per i social. 

Lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di Amazon, oggi, riguarda il futuro di ciascuno di noi.

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