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Un anno di lotta – Femminismo in provincia tra sogni e realtà.

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laura galasso novararcobaleno
Ci ha scritto Laura Galasso, presidente di NovarArcobaleno, per ricordare le attività svolte nell’ultimo anno dall’associazione. Associazione che continueremo a seguire e con cui continueremo con grande piacere a collaborare.

“Lo scorso 28 novembre, dalle ore 18, abbiamo festeggiato presso il Circolo della Fratellanza (Via Monte San Gabriele 15, Novara) un anno di lotta nel Novarese, di uno dei suoi più recenti collettivi femministi, quello dedicato alla donna trans* e sex worker brutalmente uccisa nel 2012, Bruna.
Un anno è passato in fretta, tra vittorie e sconfitte cocenti, con tutta la difficoltà che solo la
provincia sa regalare.
Parlare di femminismo, in un posto che a stento ti riconosce come essere umano, e non lo si dice per retorica, può sembrare utopia; eppure tanti piccoli focolai generati dalla voglia di rivalsa, hanno già fatto la differenza per chi viveva nell’isolamento, sognando una sorellanza che non arrivava mai.
Con la nascita di Collettivə Bruna (sì, chiamato con lo Schwa per dar fastidio, oltre che per richiamare le chiare istanze queer) il 25 novembre del 2020, anche Novara ha mosso i suoi primi passi verso un discorso femminista intersezionale e non era scontato per niente, soprattutto pensando all’aumentare della violenza di genere nel periodo pandemico.

I dati della violenza di genere durante la Pandemia.

La pandemia da Covid-19 e le misure adottate per il contenimento della sua diffusione (ad esempio il confinamento tra le mura domestiche del 2020), così come il dispiegarsi delle conseguenze socio-economiche della crisi innescata dall’emergenza sanitaria, hanno accentuato il rischio di comportamenti violenti. Enti esperti del settore, come UN WOMEN (ente delle Nazioni Unite per l’empowerment femminile), hanno definito la cosa come un’emergenza nell’emergenza (od anche shadow pandemic o shadow emergency).
Dai dati, si intuisce infatti come la difficoltà a comunicare la violenza in un luogo safe – non potendo uscire dalla casa dove spesso risiede l’aggressore – hanno portato ad interventi spesso tardivi, che hanno mantenuto i numeri dei femminicidi estremamente alti e le violenze in crescita.
Quelle segnalate al 1522 nel 2020 sono state soprattutto fisiche (47,9%), ma quasi tutte le donne hanno subito più di una forma di violenza e tra cui emerge quella psicologica con dati preoccupanti (50,5%).
Rispetto agli anni precedenti, sono aumentate le richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni (11,8% nel 2020 contro il 9,8% nel 2019) e delle donne con più di 55 anni (23,2% nel 2020; 18,9% nel 2019). Riguardo agli autori, aumentano le violenze da parte dei familiari, a causa, probabilmente, dell’impossibilità di lasciare le abitazioni (18,5% nel 2020 contro il 12,6% nel 2019) mentre sono stabili le violenze dai partner attuali (57,1% nel 2020).

Che cosa si intende per femminismo intersezionale?

Con femminismo intersezionale, parliamo di un movimento sfaccettato che riconosce un’intersezione comune tra le diverse forme di discriminazione nei confronti delle soggettività marginalizzate e – soprattutto – ritiene che non si possa raggiungere una reale equità, senza andare a combatterle tutte.
Un bel minestrone inconcludente?
Non proprio, andiamo ad analizzare bene la questione per capirci di più. Prima di tutto, attenzione: riflettere su un femminismo che racchiuda tante lotte non significa crearsi l’aspettativa di poter risolvere tutti i problemi del mondo o non avere mai comportamenti in qualche modo discriminatori; ci sono forme interiorizzate di patriarcato, che solo con un continuo lavoro di decostruzione, possono diminuire il proprio peso fino a lentamente scomparire.
Ciascunə di noi parte, infatti, da privilegi assegnati dalla società per determinate condizioni umane, l’importante è prenderne consapevolezza ed usare la propria voce per rimbalzare quella di chi dati privilegi non li ha.
Perché dovrebbe interessarmi la cosa se sono privilegiatə?
In realtà, a parte l’umana decenza, ci sono tanti altri motivi, uno fra questi è che il sistema patriarcale in qualche modo, comunque, va a danneggiare anche chi si tiene più a galla nel sistema normato.
Se pensiamo anche solo al machismo imperante, ci rendiamo conto che anche gli uomini sono spesso vittime di stereotipi irraggiungibili, che creano loro traumi generazionali legati alla propria emotività – ad esempio – oppure basterà dare un occhio agli sfarzi del capitalismo e del suo ipotetico uomo di successo, per capire il prezzo da pagare in rinunce ed in disuguaglianza.

L’evento del 28 novembre

In aperta contraddizione con una narrazione che vuole la giornata contro la violenza sulle donne, come una lista infinita di vittime, senza portare alcun tipo di reale cambiamento, il 28 novembre 2021 si è data nuova spinta vitale al territorio, riunendo le persone di associazioni, collettivi ed affini, presso il Circolo della Fratellanza di Novara. L’intento era di creare un momento di condivisione che stimoli la crescita e che permetta di mettersi in discussione, al fine di migliorare il territorio per le donne e per le soggettività marginalizzate che lo vivono, senza cadere in pietismo inutile od ancor peggio strappare il microfono a chi avrebbe più diritto di parlare.
Ci sono state testimonianze di abilismo, di violenza, di persone LGBTQIA+, di razzismo, ma soprattutto dialogo con persone reali che ogni giorno lottano per la propria emancipazione e per non arrendersi al patriarcato.
Decisamente, dunque, un ambiente diverso rispetto ai canonici eventi di rappresentanza – giusto per metterci un logo – che avrete visto in giro.”

https://www.facebook.com/novararcobaleno
https://www.facebook.com/collettivbruna
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