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Ve lo bbuco ‘sto Feisbukk!

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Il nastro trasportatore d’odio e di cazzate senza soluzione di continuità regala sempre nuove perle.

Partiamo dall’alfabeto greco: normalmente, la scienza tende a verificare prima se la nuova variante di un virus è più pericolosa delle precedenti in termini di contagiosità, ricoveri e resistenza ai vaccini esistenti. Solo dopo se ne parla.

Invece quel che accade è che la variante sudafricana denominata “Omicron”, data in pasto a social e media, gonfi la piena del fiume della paura focalizzando l’attenzione su una lettera, sugli andamenti schizofrenici delle Borse, mai sul contesto.

Sulla base delle prove al momento disponibili, la variante sudafricana del virus Covid potrebbe essere associata ad un’elevata trasmissibilità con conseguente indebolimento dell’azione dei vaccini, ma non a un’infezione più grave (fonte Ecdc). Anche l’Ema, l’Agenzia del farmaco europea, ha sottolineato che “è prematuro prevedere se per la nuova variante sudafricana del Covid sia necessario un adattamento dei vaccini”.

Inutile dire che molti esperti in materia di pandemie senza la skill di apparire ogni momento sui social e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità  profetizzavano da tempo quanto sta accadendo in questi giorni. Gino Strada, uno che di medicina qualcosa sapeva, ebbe a dire che dall’Africa abbandonata a se stessa sarebbero arrivate nuove varianti.

Cavolo, non vorremo mica dare la colpa ai paesi ricchi, se la corsa all’accaparramento frenetico di dosi per tornare a vivere come profitto comanda ha lasciato solo le briciole al terzo mondo?!

Al netto dei dissing tra idioti sui social cazzari, la nota che suona chiaramente nel frastuono parolaio è che non saremo mai al sicuro finché si applicherà il modello che di fatto nega l’accesso ai vaccini a oltre metà della popolazione mondiale. Come ha ricordato nei giorni scorsi Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, a dimostrazione che anche da quelle parti capita di segnare l’ora giusta due volte al giorno,  sarebbe più corretto chiamare questa variante “variante Ursula”, come la presidente della Commissione Europea che da un anno pone il veto alla richiesta di moratoria sui vaccini antiCovid nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Vai a spiegare ai seguaci del neoliberismo che meno persone sono vaccinate sul pianeta e più saranno le varianti che si diffonderanno!

È in atto da tempo una specie di terza guerra mondiale, ma non è quella tra gli Stati. La guerra del presente è tra le persone e si chiama crescita, ma  la si vuole spacciare per progresso. Si vince solo per consumare e si consuma solo se si è vaccinati con ventordici dosi per continuare a produrre fino a che si crepa sul lavoro, di lavoro o di fame perché il lavoro viene a mancare. In questo contesto ogni protesta è resa inerme dalla ridondanza di gesti e di parole che dissimulano quella che è in realtà la grande paralisi sociale del mondo.

Forse chi sosteneva che la campagna vaccinale è stata gestita male non aveva torto. O invece è stata gestita scientemente in funzione di un ben noto paradigma che porterà tanto a chi già ha e sempre meno a chi annaspa per non essere travolto. Ma tanto ora c’è il Super Green Pass. E poi il Mega. E poi ancora l’Ultra!

Cari ricchi saputelli ed arroganti, qui sta andando tutto a rotoli non perché è sbagliato studiare le guerre puniche, come sostiene il “fenomeno” Cingolani, ma perché voi approfittate della narrazione dei filosofi del pensiero debole e dei loro pipponi sull’ “indebolimento del soggetto” solo per strumentalizzare l’una e gli altri al fine di sviare il discorso verso una non ben definita attribuzione di colpa all’uomo in generale.
E no carini, è tutta colpa vostra!
Dall’alto della vostra spocchia elitista avete convinto persino i poveracci che le ingiustizie sociali siano un problema trascurabile e che il cuore del sistema stia tutto nella crescita. L’assunzione paracula del punto di vista in base al quale l’individuo “postindustriale” è indebolito e plurivoco rende sì tutte le peculiarità “locali”, siano esse etniche, sessuali, religiose, culturali, estetiche,  persino novax degne di considerazione, ma al contempo contribuisce a diffondere quella ridondanza che vi fa gioco.
Va dunque bene concedere che si possa essere tutti uguali, donne, neri, gialli, a pois, gay, cisgender, transgender, atei, politeisti, ma solo finché si tratta di rendere eterno omaggio alla filosofia dell’accumulo. Ma i povery no, quelli devono saper stare al loro posto. Diamine, c’è un limite a tutto!

Ottimo lavoro!

*Immagine in evidenza: Anicet Charles Gabriel Lemonnier, “Une soirée chez Madame Geoffrin”, 1812

 

 

 

 

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Esimio "signor nessuno", anarcoinsurrezionalista del tastierino, Scienze politiche all'Università, ottico optometrista per campare. Se proprio devo riconoscermi in qualcuno, scelgo De André. Ciclista da sempre, mi piacciono le strade in salita. Ci si vede in cima.
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